Caso – Occhio alla marginalità

Marginalità: caso di allevamenti

Nel caso di un’azienda di allevamento (ingrassamento capi da piccoli a disponibili per la macellazione) è stato necessario calcolare il costo di ingrasso, al giorno, per le varie stalle. Utilizzando un periodo come base dati ho sommato: costi di affitto, personale e pulizia, costi dei farmaci e del mangime, costi generali dell’azienda (amministrazione, autisti, …) ed utilizzato come denominatore il numero di presenze (giorni di permanenza di ogni capo).

In questo modo ho ricavato un costo giornaliero per ogni stalla, con una prima finalità di capire quali hanno più marginalità, tenendo presente che in posti diversi vi sono razze diverse o fasi diverse (svezzamento, ingrasso).

Inoltre, tramite un coefficiente di accrescimento medio di 1,5kg/giorno (ipotetico) utilizzabile come KPI per valutare la bontà delle varie stalle, ho determinato un costo medio giornaliero di crescita che, sommato al costo di acquisto, porta al costo/kg per il capo pronto per la macellazione.

Questo consente, da un lato, una più efficace decisione make or buy nella determinazione dei prezzi di acquisto di altri capi pronti. Dall’altro lato, considerando stabili i costi del mangime e dell’accrescimento, mentre quelli di acquisto subiscono una forte inflazione, ho determinato la dinamica dei prezzi vendita (futuri) per mantenere la marginalità dell’azienda.

Marginalità di prodotto per reparti diversi in cascata

Un’azienda di trasformazione della carne vende una quantità di prodotti, raggruppabili in due macrocategorie: mezzene interamente disossate in sottovuoto compensate (tutti i tagli confezionati insieme per lo stesso cliente) e prodotti lavorati, in vaschetta (fettine, hamburger, polpette, rollatine, salsicce, …). Il titolare vuole sapere la marginalità delle due categorie di prodotti.

Prima di tutto ho schematizzato il flusso di lavorazione: tutta la carne passa dal reparto disosso, poi viene venduta o passa al reparto lavorazioni, cui si aggiungono altri prodotti e altri tipologie di carne (es. prosciutto per le rollate). Quindi al flusso ho attribuito volumi in kg di prodotto, tenendo conto delle relative rese (cali di peso o scarti di prodotto), per attribuire il costo diretto della materia prima. Ho poi aggiunto i costi indiretti, in parte divisi contabilmente tra i due reparti, in parte generali, ripartiti in proporzione alla materia prima.

Le marginalità conclusive non danno adito a dubbi, essendo molto sconfortanti sul lato dei preparati, e pongono una seria riflessione su dinamiche commerciali o un riposizionamento del business. I dati sono affidabili, ma non precisissimi. In genere un modello di calcolo della marginalità è cosa complessa che dà un primo risultato grossolano. In seconda battuta, sapendo con esattezza cosa è bene misurare, si riesce ad affinare il discorso e ad impostare un’iterazione per cui con gli aggiornamenti successivi la precisione aumenta.

In generale il calcolo della marginalità è un punto di arrivo che tocca tutti gli ambiti dell’azienda e, nel farlo, consente una mappatura, l’impostazione dei KPI e l’inizio di vari progetti mirati di efficientamento: magazzini, produttività, carico macchine, …

Lasciate un riferimento e sarete ricontattati per una call conoscitiva. Facoltativa ma gradita una descrizione del problema (se ne avete uno specifico) e un’idea della dimensione aziendale.
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